E altro e’da veder che tu non vedi

Fatima Mernissi

 

Fatema Mernissi (ma il nome puo’ essere traslitterato anche in Fatima) e’ nata a Fez, in Marocco, nel 1940, acutissima intellettuale, docente universitaria di sociologia a Rabat, studiosa del Corano, saggista e narratrice; tra i suoi libri disponibili in italiano: Le donne del Profeta, Ecig, 1992; Le sultane dimenticate, Marietti, 1992; Chahrazad non e’ marocchina, Sonda, 1993; La terrazza proibita, Giunti, 1996; L’harem e l’Occidente, Giunti, 2000; Islam e democrazia, Giunti, 2002; Karawan. Dal deserto al web, Giunti, 2004.

In una delle mie ultime visite in Italia, non sono riuscita a vedere un solo canale non occidentale. Eppure ero ospitata in un ottimo hotel di Milano. In ogni caso, e’ stato cosi’ che un’ora dopo, alla presentazione del mio ultimo libro, ho capito perche’ le domande erano tutte uguali: sul velo, sul terrorismo o su una combinazione di entrambi. La stessa cosa mi e’ successa a Madrid.

Il fatto e’ che in Occidente siete del tutto all’oscuro di quanto sta accadendo nel mondo arabo, dove il tema centrale che sta mobilitando le elites come le masse e’ il caos digitale introdotto dalle tecnologie informatiche e dal satellite, che hanno distrutto l’Hudud, quella frontiera che divideva il mondo in due aree: una privata e nascosta, dove si supponeva che donne e bambini fossero protetti, l’altra pubblica, dove i maschi adulti esercitavano la loro presunta capacita’ di risolvere i problemi.

Mentre voi continuate a rappresentare la donna araba come sottomessa e velata, da noi capita che io, entrando in un caffe’ vicino all’universita’ di Rabat per un appuntamento con un collega, scopra che l’intera clientela, per la maggior parte maschile, sta seguendo a tutto volume Al Arabia, la nuova rivale di Al Jazeera, perche’ sullo schemo e’ apparsa Mai Al Khalifa. Che non e’ una cantante, ne’ una danzatrice del ventre, e’ un’intellettuale che scrive libri e una delle prime donne ad avere avuto una posizione ufficiale nel ministero della cultura del Barhein. Come lei, in questi anni nei Paesi del Golfo altre donne hanno assunto ruoli importanti. Sono quelle che io chiamo Sheherazade digitali. La versione araba di Forbes, lo scorso dicembre ha elencato le cinquanta fra loro che sono piu’ potenti.

In Kuwait, la giovane Maha Al-Ghunaim e’ vicepresidente e managing director della Global Investment House, che nel 2004 ha avuto un profitto netto di 72,9 milioni di dollari. In Arabia Saudita, la poetessa Nimah Ismail Nawwab e’ stata il primo autore (uomini inclusi) a firmare i suoi libri in pubblico, nella piu’ grande libreria di Jedda. Quanto agli Emirati Arabi Uniti, il ministro dell’economia e’ una donna, Sheika Lubna al Qasimi. Da voi, in Italia, avete mai avuto un ministro dell’economia donna? E mettendo da parte le piu’ brave, lo sapete che in Barhein il tasso di occupazione femminile e’ salito dal 5 per cento del 1971 al 40 per cento del 2001? In realta’, chi continua a identificare il Golfo con donne velate e arcaismi, e’ destinato a non vedere l’essenziale, che stupisce me per prima: il mondo arabo sta scegliendo l’intelligenza femminile per costruirsi un nuovo modo di vivere e di comunicare.

[Dal sito della Libreria delle donne di Mlano (www.libreriadelledonne.it. Articolo apparso su "D Donna" del 15 ottobre 2005.

http://www.mernissi.net

24 novembre 2005



 



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